Duomo di San Pietro

Di origine paleocristiana ha subito numerosi rifacimenti e restauri a partire dal primo, medievale, negli anni di Matilde di Canossa.
Tracce dei numerosi interventi sono visibili osservando il Duomo di San Pietro apostolo nel suo complesso; la torre campanaria è un esempio di architettura romanica, la facciata destra è di impostazione tardogotica mentre la facciata principale è in chiaro stile barocco, realizzata tra il 1756 ed il 1761.
L’opera di restauro più imponente, tuttavia, è quella che riguarda la struttura interna completamente ridisegnata da Giulio Romano alla metà del 1500.
L’impianto a croce latina (riprende quello della Basilica paleocristiana di San Pietro in Vaticano) è diviso in cinque navate con colonne corinzie di marmo lavorato.
Lungo le navate esterne si aprono due file di cappelle corredate da altari, dipinti e testimonianze di quasi due millenni di fede e arte mantovana.
La zona dei transetti e dell’abside è rivestita da un grandioso ciclo di dipinti commissionato tra Cinque e Seicento ai principali artisti mantovani dal venerabile vescovo Francesco Gonzaga, raffigurante le principali verità della fede cattolica e i momenti salienti della storia religiosa della città.
La Chiesa conserva infine il corpo incorrotto di San Anselmo vescovo di Lucca (+ 1086) e patrono della Diocesi di Mantova, la cui ricorrenza si festeggia il 18 marzo.
(Eleonora Corti).
La torre campanaria risale all’epoca della ricostruzione romanica del Duomo; numerosi sono i materiali di reimpiego di epoca romana, come le pietre del basamento e una testa femminile incastonata nella muratura esterna della cella campanaria.
Alla base è collocato il battistero della cattedrale, decorato con preziosi affreschi del XIV e XV secolo.
Sorretta dai quattro evangelisti, la cupola presenta la raffigurazione dell’Eterno Padre benedicente attorniato dai nove cori angelici.
È opera tardo-cinquecentesca di Teodoro Ghisi e Ippolito Andreasi.
Collegata al fianco di sinistra del Duomo da un corridoio, la Cappella dell’Incoronata si configura come un vero e proprio santuario, il più antico luogo di culto mariano della Diocesi, sistemato nelle forme del rinascimento toscano da Luca Fancelli, e restaurato all’inizio del XIX secolo.
L’antica icona di Maria, collocata al centro di un altare-reliquiario, risale secondo la tradizione a Sant’Anselmo.
L’originario nome di Santa Maria dei Voti fu sostituito da quello attuale nel 1643, quando la principessa Maria Gonzaga ne volle onorare l’immagine.
Dal transetto di sinistra si accede alla Cappella Santissimo, un tempietto ottagonale realizzato nel 1664 con materiali lapidei (colonne, archi e lesene) risalenti all’inizio del XVI secolo, finemente scolpiti nello stile di Pietro e Tullio Lombardo.
Alle pareti del sacello sono collocate due delle dieci tele cinquecentesche commissionate dal cardinale Ercole Gonzaga, Santa Margherita e San Martino.
La sacrestia monumentale è ornata di una volta mantegnesca con tondi raffiguranti scene della vita di Maria.
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